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Guerra o Pace oppure Guerra e Pace

Dopa la vittoria del NO al referendum convocato per il governo colombiano del Presidente Santos, gli accordi dell’Avana restano senza alcun valore giuridico, però con un’Alto valore politico.


L’iniziativa presa subito all’indomani del NO dal Presidente, di coinvolgere i partitari del NO nel processo di pace, forse è stata tardiva. Il tutto ora si gioca sul piano politico.

Dopo quasi 6 anni di negoziati quello che resta è, un forte amaro in bocca da tutte le parti che se la sono giocate per la vittoria dell’accordo e, una sensazione di vittoria da parte di quelli che hanno sempre criticato gli accordi perché escludenti una parte importante del paese.

Non tutto sarà lo stesso.

La comunità internazionale che tanto appoggiò l’accordo, ora guarda con estrema diffidenza codesto processo. Tutti i prestami, risorse, aiuti sono nel freezer.

Dal punto di vista della comunità internazionale, prima bisognerà rispettare la decisione del popolo sovrano, in seguito appoggiare eventuali soluzioni al conflitto. Ma senza intervenire in modo cosi penetrante e quasi “allegramente” in un conflitto armato che finora ha fallito nei suoi più ripetuti tentativi.

Le parti direttamente coinvolte nei negoziati escono con delle grosse difficoltà politiche e sociali: il Governo dopo il NO (dai suoi cittadini) dovrà proporre o accettare altre soluzioni, dopo tanti faticosi e costosi negoziati; le Farc restano in un punto morto e con un grosso dilemma giuridico e, con migliaia di ribelli armati, forse non più pronti alla guerra.

È l’opposizione che, certamente, ha l’asso nella manica, ma non sarà un compito facile. Solo, se sapranno portare in porto negoziati/proposti/accordi che soddisfino le parti, l’avranno vinta.

Il popolo sovrano esci ancora più stanco di questa sventurata storia: quelli del Si, hanno visto cadere davanti a sé tutte le speranze di farla finita con il conflitto armato seppure concedendo una miriade di facilitazioni e garanzie non molto ben definite e molto complesse; quelli del No, fanno un respiro profondo per la vittoria, ma sanno che il problema è ancora alle porte.

Qual è la soluzione?
In questo caso si può tranquillamente parlare della quadratura del circolo.

Il governo nazionale, oggi con la poca credibilità nella comunità internazionale e all’interno del paese, dovrà, a questo punto, accettare ad ogni costo qualsiasi uscita negoziata. Senza poter avere una voce di protagonista in capitolo, se non quella della mediazione di un buon padre di famiglia: l’opposizione e le Farc.
Oltre a garantire la vigenza della Costituzione e a i ribelli la loro sicurezza.

L’opposizione farà la parte del leone, dopo essere stata per anni al margine degli accordi. Molto sicuro è che non metteranno da parte i suoi principi bandiera in tutti i passati negoziati: Zero tolleranza per i crimini più gravi e dunque, nessuna amnistia per gli attori di gravi crimini di guerra, nessuna concessione alla riforma del modello economico dello Stato, ciò in senso socialista/marxista, la riparazione integrale delle vittime e le garanzie di non ripetizione, la completa indisponibilità a lasciare che gli autori dei gravi crimini di guerra possano fare politica, ecc.

Il problema più delicato l’ha il segretariato delle Farc. Cosi come stanno le cose sono ad un punto morto, o ritornano alla guerra contro lo Stato o accettano le nuove (probabili pesanti) condizioni di Pace.
In primis, se dovessero fallire gli eventuali negoziati tra le parti (Governo ed Opposizione), saranno ancora nel mirino della comunità internazionale. Se le parti trovano un accordo ma non l’accettano finiranno per perdere un po’ di consenso in quella parte della popolazione che con molta fatica hanno guadagnato in quest’anni.

L’unico punto certo è, che per la cupola direttiva della Farc e non si sa quanto per loro basi, il camino della pace sembra essere il futuro assegnato nella costruzione di un paese più democratico.
Il tempo sarà decisivo e forse ci sarà molto poco tempo, per smaltire e pulire una amara sconfitta nel passato referendum.

Dunque, tutto il camino per seguire nella ricercata pace sarà condizionata dalla capacità, voglia e volontà di arrivare ad un Nuovo accordo. Questo non sarà difficile se si mettono, in primo luogo, gli interessi delle migliaia e migliaia delle vittime del conflitto. E’ vero anche che nel 95 % dei processi di giustizia transizionale nel mondo, le vittime sono state (le sfortunate) dimenticate negli accordi di pace.

Tutto dipenderà della formula o meccanismi di giustizia transitoria e della sua direzione o cronogramma utilizzati nei negoziati: se si vuole premiare le vittime per le loro sofferenze la equazione è Giustizia retributiva, Verità, perdono, riconciliazione e garanzie di non ripetizione; se si vuole arrivare ad un accordo ad ogni costo; amnistia generale, parecchie concessioni, perdono simbolico, verità e riconciliazione.

Le formule sono formule perché nella realtà: la memoria collettiva e individuale di un determinato Paese è qualcosa di misterioso e soggetta a molti fattori politici, economici, sociali e psicologici. Grazie

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