The European Union and Transitional Justice

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L’Unione Europea e la Giustizia Transizionale

Il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, della democrazia e dello stato di diritto si trova al centro del concetto globale della cosiddetta giustizia post-autoritaria” o di transizione, intesa come insieme di misure volte alla promozione e ricerca della verità, della giustizia nel rispetto degli standard internazionali, della riparazione e la riabilitazione, e delle garanzie di non ripetizione.

 

Dal punto di vista lessicale, giustizia di transizione è un termine mutuato dall’inglese transitional justice (justicia transicional in spagnolo, justice transitionnelle in francese, justiça transicional in portoghese, Übergangsjustiz in tedesco).  Nelle esperienze precedenti ai tribunali militari internazionali istituiti dopo la fine della seconda guerra mondiale, Norimberga (1945) e Tokyo (1946), la giustizia di transizione era un concetto del tutto ignoto, un concetto assolutamente inesistente nel mondo giuridico (cfr. Links – Prosecutions Tribunali penali internazionali e Tribunali speciali).

 

Il concetto di giustizia di transizione (TJ) è un concetto relativamente nuovo nell’attuale contesto storico, politico e giuridico, a tratti sfuggente, almeno nei suoi termini attuali. Si tratta di una voce innovativa e molto discussa, e dalle mille sfaccettature teorico-giuridiche, filosofico-politiche e filosofico-morali. La vera sfida che contrassegna oggi la fenomenologia della giustizia transizionale è la sua definizione che procede ai margini delle più pressanti esigenze di natura giuridica.

 

La giustizia di transizione interviene sul modo in cui le società, e i popoli, si confrontano ai torti subiti in un recente passato. Violazione dei diritti dell’uomo ad opera di un regime dittatoriale, atrocità di massa, genocidi, guerra civile ed altri pesanti traumi devono essere superati collettivamente perché una società possa diventare democratica e pacifica. Varie strategie permettono di raggiungere quest’obiettivo: l’arresto ed il giudizio dei criminali, la creazione di commissioni ad hoc per scoprire la verità, l’incoraggiamento degli sforzi per la riconciliazione nazionale, la distribuzione di indennità, la costruzione di monumenti commemorativi dedicati alle vittime o anche la riforma delle istituzioni.

 

La giustizia di transizione è la strada della conciliazione/mediazione per ricordare, affrontare e processare i crimini del passato. L’altra faccia della medaglia della giustizia della vendetta o dell’esercizio della giustizia punitiva o retributiva ritualizzata nella pena, nella minaccia e nella violenza. La sua rilevanza per la pacificazione dei conflitti e per il rafforzamento della fiducia dei cittadini è evidente.

L’Unione Europea sviluppa e promuove politiche di giustizia transitoria come parte della sua strategia nella comunità internazionale. I tre pilastri dell’Unione Europea, creati con il Trattato di Maastricht del 1992, sono stati un modo di dividere le politiche dell’Unione europea in tre aree fondamentali. Il secondo affrontava la Politica estera e di sicurezza comune ossia la costruzione di una politica unica verso l’esterno. Con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona i pilastri sono stati definitivamente aboliti: l’Unione europea ha semplificato le sue strutture e ha acquisito personalità giuridica.

 

Nel 2012, la UE si è dotata di uno “Strategic Framework” per la Democrazia e i Diritti Umani, corredato da un Piano d’Azione, che contiene una serie di misure che SEAE, Commissione e Stati membri sono chiamati a sviluppare, secondo una responsabilità condivisa, per la promozione dei diritti umani e la democrazia.

Il “nuovo piano d’azione” dell’UE per i diritti umani e la democrazia intende consolidare l’attuazione della politica unionale sui diritti umani in tutto il mondo, compresa la giustizia transitoria nelle società lacerate dalla guerra e di post-conflitto. A tale scopo, l’UE si è impegnata a “sviluppare una politica di TJ, in modo da aiutare le società a trattare con gli abusi del passato e lottare contro l’impunità” (25 giugno 2012; punto 27). Esso si concentra sul ruolo degli attori della società civile nella difesa dei diritti umani e nell’offerta di assistenza ai difensori dei diritti umani.

Il piano d’azione 2015-2019 presta particolare attenzione alla cooperazione con le istituzioni e i meccanismi locali, comprese le istituzioni nazionali per i diritti umani e la società civile, nonché al loro coinvolgimento.

Il piano si basa sull’impianto esistente della politica dell’UE in materia di diritti umani e democrazia nell’azione esterna, ossia orientamenti, strumenti e altre posizioni concordate dell’UE, nonché sui vari strumenti finanziari, in particolare lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani (giustizia riparativa e non reiterazione, riparazione per le vittime, perseguire e punire i responsabili dei reati commessi durante il conflitto, il diritto alla verità, e delle riforme istituzionali), a cui possano partecipare le comunità e le organizzazioni della società civile e che tenga conto delle priorità espresse dalle vittime in materia di verità, giustizia, riparazione e garanzia di non reiterazione.

Il rappresentante speciale dell’UE per i diritti umani contribuisce all’attuazione del piano d’azione, conformemente al suo mandato. Il piano d’azione riguarda il periodo fino al 31 dicembre 2019 e la sua attuazione sarà riveduta nel 2017. Con questo piano d’azione il Consiglio ribadisce l’impegno dell’Unione europea a promuovere e tutelare i diritti umani e a sostenere la democrazia in tutto il mondo.

  1. La Politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea (PESC): Diritti Umani, Democrazia, Diritto internazionale umanitario, Carta dei diritti fondamentali e Corte penale internazionale

 

L’Unione europea (UE) promuove il rispetto del diritto internazionale umanitario e della giustizia transizionale attraverso le sue relazioni con il resto del mondo. Tutti i paesi dell’UE hanno ratificato lo statuto di Roma del 17 luglio 1998, ai sensi del quale è stata istituita la Corte penale internazionale (CPI) competente a giudicare in materia di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra (Cfr. La Corte Penale Internazionale e la Giustizia Transizionale: il ruolo della Unione Europea).

Il divieto assoluto della tortura e dei maltrattamenti previsto dalle principali convenzioni delle Nazioni Unite sui diritti umani si riflette, a livello dell’UE nella Carta dei diritti fondamentali, che afferma che «nessuno deve essere soggetto alla tortura o a pene e trattamenti inumani o degradanti». La carta vieta inoltre la pena di morte. La Carta dei diritti fondamentali guida l’azione interna e esterna dell’UE in materia di diritti umani, rafforzandone la coerenza.

 

Al di fuori delle loro frontiere, la promozione e la difesa dei diritti umani e della democrazia sono una responsabilità congiunta dell’UE e degli Stati membri. Infatti l’Unione europea è fondata su un insieme di valori che essa promuove nell’ambito delle sue relazioni esterne (articolo 3 del trattato sull’Unione europea). Si tratta in particolare dei principi di libertà e democrazia, del rispetto dei diritti umani, delle libertà fondamentali e dello stato di diritto. Questi orientamenti sono rivolti agli attori pubblici o non governativi (organizzazioni non governative, ecc.) che intervengono nel quadro dell’UE.

 

I diritti umani fondamentali sono garantiti, a livello nazionale, dalla costituzione di ciascun paese e, a livello europeo, dalla Carta dei diritti fondamentali (adottata nel 2000 e vincolante per i paesi dell’UE dal 2009). Tutte le istituzioni europee – Commissione, Parlamento e Consiglio – svolgono un ruolo nella tutela dei diritti umani.

 

La comunicazione congiunta della Commissione europea e dell’alto rappresentante dell’Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza intitolata “Diritti umani e democrazia al centro dell’azione esterna dell’Unione europea – Verso un approccio più efficace”, che fa un bilancio dell’impatto delle politiche sinora condotte e propone settori per l’azione futura, rappresenta un contributo positivo allo sviluppo di una strategia dell’UE in materia di diritti umani per promuovere tali obiettivi attraverso l’azione esterna, ossia: Definire una politica sulla giustizia di transizione in modo da aiutare le società ad affrontare il problema delle violazioni commesse in passato e combattere l’impunità (commissioni per la verità e la riconciliazione, risarcimenti, giustizia penale, connessione con la CPI), riconoscendo che tale politica deve consentire approcci su misura per circostanze specifiche (lettera C. p. 26).

 

(cfr. http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-11855-2012-INIT/it/pdf).

L’articolo 21 del trattato sull’Unione europea ha ribadito la determinazione dell’UE per promuovere i diritti umani e la democrazia in tutte le sue azioni esterne. L’entrata in vigore della Carta dei diritti fondamentali dell’UE, e la prospettiva di accettazione della giurisdizione della Corte europea dei diritti dell’uomo attraverso la sua adesione alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo dell’Unione europea, sottolineano l’impegno dell’UE per i diritti umani in tutti gli ambiti.

 

L’UE ha a sua disposizione una varietà di mezzi di azione. Essi comprendono, ma non si limitano a:

a. dialogo politico: ove pertinente, la questione dell’osservanza del diritto internazionale umanitario dovrebbe essere sollevata nei dialoghi con gli Stati terzi.

b. dichiarazioni pubbliche generali: nelle dichiarazioni pubbliche su questioni relative al diritto internazionale umanitario l’UE dovrebbe, quando opportuno, sottolineare l’esigenza di assicurare l’osservanza del diritto internazionale umanitario;

c.iniziative e/o dichiarazioni pubbliche riguardanti conflitti specifici: allorché sono denunciate violazioni del diritto umanitario internazionale l’UE dovrebbe valutare la possibilità di assumere iniziative e rilasciare dichiarazioni pubbliche, in funzione dei casi, in cui condanna siffatti atti e chiede che le parti ottemperino ai rispettivi obblighi in materia di diritto umanitario internazionale e adottino misure efficaci per prevenire ulteriori violazioni;

d. misure restrittive/sanzioni: il ricorso a misure restrittive (sanzioni) può rivelarsi un mezzo efficace di promuovere il rispetto del diritto umanitario internazionale. Tali misure dovrebbero pertanto essere prese in considerazione nei confronti di parti governative e non governative di un conflitto, nonché di singoli, allorché sono opportune e in conformità del diritto internazionale;

e. cooperazione con altri organi del Consiglio: se del caso, l’UE dovrebbe collaborare con le Nazioni Unite e con le organizzazioni regionali competenti per la promozione del rispetto del diritto umanitario internazionale. Gli Stati membri dell’UE dovrebbero altresì adoperarsi affinché sia realizzato questo

obiettivo, ogniqualvolta ciò sia opportuno, nella loro veste di membri di altre organizzazioni, comprese le Nazioni Unite. Nella promozione dell’ottemperanza al diritto umanitario internazionale il Comitato internazionale della Croce Rossa (CIRC), in quanto organizzazione umanitaria indipendente e neutrale, è investito di un ruolo sancito da un trattato, riconosciuto e consolidato;

f. operazioni di gestione delle crisi: nel definire i mandati per le operazioni dell’UE di gestione delle crisi dovrebbe essere presa in considerazione, se del caso, l’importanza che rivestono la prevenzione e l’eliminazione delle violazioni del diritto umanitario internazionale da parte di terzi. In casi specifici ciò può comportare la raccolta di informazioni che possono essere utili alla Corte penale internazionale (4) o in altre indagini riguardanti crimini di guerra.;

g. responsabilità individuale: quantunque in situazioni postbelliche sia talvolta difficile trovare un equilibrio tra l’obiettivo generale di ripristinare la pace e la necessità di combattere l’impunità, l’Unione europea dovrebbe provvedere affinché i crimini di guerra non godano di alcuna impunità. Affinché abbia un effetto deterrente durante un conflitto armato l’azione penale per crimini di guerra deve essere visibile e dovrebbe, per quanto possibile, aver luogo nello Stato in cui si sono verificate le violazioni. L’UE dovrebbe pertanto incoraggiare i paesi terzi a promulgare legislazioni penali nazionali destinate a punire le violazioni del diritto umanitario internazionale. Andrebbero visti in questo contesto anche il sostegno dell’UE alla Corte penale internazionale e misure intese a perseguire penalmente i criminali di guerra;

h. formazione: quando è in atto un conflitto armato la formazione in materia di diritto umanitario internazionale è necessaria per assicurare l’ottemperanza a tale diritto. Anche in tempo di pace devono essere organizzate attività di formazione ed educative. Ciò vale per l’intera popolazione, quantunque meritino una particolare attenzione i gruppi di persone competenti, quali i pubblici ufficiali incaricati dell’applicazione della legge. Per quanto riguarda la formazione del personale militare vigono obblighi supplementari. L’UE dovrebbe valutare la possibilità di organizzare o finanziare nei paesi terzi attività di formazione ed educative in materia di diritto umanitario internazionale, anche nel quadro di più ampi programmi destinati a promuovere lo stato di diritto;

i. esportazioni di armi: la posizione comune 2008/944/PESC del Consiglio che definisce norme comuni per il controllo delle esportazioni di tecnologia e attrezzature militari (5) prevede che prima di rilasciare licenze di esportazione ad un determinato paese si accerti che il paese di importazione ottempera al diritto umanitario internazionale.Il piano d’azione per i diritti umani e la democrazia (2015-2020) è il punto di partenza di uno sforzo veramente collettivo sia dei paesi dell’UE che delle istituzioni europee.

      

La politica dell’UE punta a:

 

  • promuovere i diritti delle donne, dei bambini, delle minoranze e degli sfollati
  • combattere la pena di morte, la tortura, la tratta di esseri umani e le discriminazioni
  • difendere i diritti civili, politici, economici, sociali e culturali
  • difendere la natura universale e indivisibile dei diritti umani, in piena e attiva collaborazione con i paesi partner, le organizzazioni internazionali o regionali e gruppi e associazioni a tutti i livelli della società civile.

 

La politica estera e di sicurezza dell’UE si prefigge di:

 

  • preservare la pace e rafforzare la sicurezza internazionale
  • promuovere la collaborazione internazionale
  • sviluppare e consolidare:
  • la democrazia
  • lo Stato di diritto
  • il rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali.

 

L’Alto rappresentante dell’Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza Federica MOGHERINI riguardo alla posizione dell’UE sui processi di giustizia transitoria per i prossimi anni ha dichiarato:

 

“One of the guiding principles of EU action in the coming years will be on a more coordinated use of all EU instruments and policies. This is particularly important when we are faced with dramatic political and humanitarian crises, in which the rights and freedoms of individuals or entire communities are systematically violated and their livelihoods put in serious danger. Our action in this context will be focused on early detection, on prevention and mediation of conflicts, on accountability and transitional justice, in order to offer a comprehensive response to such crises”.

 

L’UE si prefigge di prevenire le violazioni dei diritti umani in tutto il mondo e, ove queste si verifichino, di garantire che le vittime abbiano accesso alla giustizia e a mezzi di ricorso e che i responsabili rispondano dei loro atti.

 

La politica dell’UE in materia di diritti umani e democrazia è incentrata in particolare sulle seguenti questioni:

 

la pena di morte. L’UE ha rivestito un ruolo determinante nell’adozione della risoluzione 63/168 dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite a favore di una moratoria sul ricorso alla pena di morte;

la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti;

i bambini coinvolti nei conflitti armati. È stato avviato un processo di valutazione dell’attuazione, nei paesi prioritari, degli orientamenti dell’UE sui bambini coinvolti nei conflitti armati;

–  i difensori dei diritti umani. L’UE ha rivisto i suoi orientamenti in materia e ha elaborato strategie di attuazione per oltre sessanta paesi;

i diritti umani delle donne. È stata adottata una serie di orientamenti sulle violenze contro le donne e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti;

la Corte penale internazionale e la lotta contro l’impunità. L’UE continua a promuovere l’universalità e l’integrità dello statuto di Roma presso diversi paesi;

i diritti umani e il terrorismo.

 

Per saperne di più:

Informazioni complete e aggiornate su tutte le politiche nel campo della giustizia: http://ec.europa.eu/justice

– Decisione 2011/168/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale e che abroga la posizione comune 2003/444/PESC;

– Posizione comune del Consiglio, dell’11 giugno 2001, sulla Corte penale internazionale (Gazzetta ufficiale n. L 155 del 12/06/2001 pag. 0019 – 0020);

– Il 10 aprile 2006, l’Unione e la CPI hanno firmato un accordo di cooperazione e assistenza che è entrato in vigore il 1o maggio 2006 (GU L 115 del 28.4.2006, pag. 50);

– Posizione comune 2003/444/PESC del Consiglio, del 16 giugno 2003, sulla Corte penale internazionale

– Decisione del Consiglio, del 10 aprile 2006, relativa alla conclusione dell’accordo di cooperazione e di assistenza tra la Corte penale internazionale e l’Unione europea;

– Decisione del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa all’istituzione di una rete europea di punti di contatto in materia di persone responsabili di genocidio, crimini contro l’umanità e crimini di guerra (2002/494/GAI)

– Decisione 2003/335/GAI del Consiglio, dell’8 maggio 2003, relativa all’accertamento e al perseguimento del genocidio, dei crimini contro l’umanità e dei crimini di guerra (GU L 118 del 14.5.2003, pagg. 12-14)

 

  1. “Gender /genere and Transitional Justice” nell’Unione Europea

 

La politica sulla giustizia di transizione nell’ambito dell’azione esterna dell’Unione europea è ancora in fase di sviluppo.

La realizzazione di una vera e propria politica sulla giustizia di transizione contribuirà a realizzare gli impegni dell’Unione europea per la pace, la sicurezza, lo sviluppo, lo stato di diritto, porre fine all’impunità, e il rispetto dei diritti umani fondamentali (cfr. Approccio globale 2008 riguardo all’attuazione delle risoluzioni del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite 1325 e 1820 sulle donne, la pace e la sicurezza).

 

Con l’adozione del approccio globale dell’UE per l’attuazione delle risoluzioni 1325 e 1820 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite sulle donne, la pace e la sicurezza (2008), e la risoluzione n. 1888 (2009) sulla violenza sessuale contro le donne e i bambini in situazioni di conflitto armato, che sottolineano la responsabilità di tutti gli Stati nel porre fine all’impunità e perseguire i responsabili di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra, compresi quelli legati alla violenza sessuale e di altro tipo contro donne e ragazze, l’Unione europea ha messo in evidenza il suo impegno a “migliorare il coinvolgimento delle donne e il loro accesso alla giustizia, compresi i meccanismi della giustizia transizionale “a sostegno del rafforzamento e la riforma del settore della giustizia, così come il suo impegno per la costruzione di capacità per il perseguimento dei crimini contro le donne e la protezione dei testimoni. L’UE ha adottato una serie di importanti documenti sulle modalità di attuazione delle risoluzioni 1820 e 1325 del Consiglio di sicurezza dell’ONU.

 

La Commissione ha adottato il documento strategico 2014-2020 e il programma indicativo pluriennale 2014-2017 con l’obbiettivo di contribuire alla stabilità e la Pace, individuando cinque priorità per le azioni in materia di prevenzione dei conflitti, la costruzione della pace e la preparazione di crisi di cui all’articolo 4 del regolamento (UE) n 230/2014: considerando che la violenza contro le donne nelle zone in conflitto è spesso un’estensione della discriminazione di genere già esistente in tempi di pace.

 

L’azione si rivolge a cinque aree prioritarie: la mediazione, il dialogo, la giustizia di transizione e la riconciliazione; la responsabilità sociale delle imprese del settore privato in contesti fragili e colpiti da conflitti; le donne, pace e sicurezza; la protezione dei bambini contro lo sfruttamento e la violenza dei conflitti; l’occupazione giovanile come prevenzione dei conflitti e costruzione della pace vettoriale.

 

L’Azione dal titolo ” Gender /genere e giustizia transizionale” mira ad assicurare la non ricorrenza delle violazioni e di aumentare l’efficienza della giustizia di transizione come un mezzo che può contribuire al raggiungimento di prevenzione di nuovi conflitti, la costruzione della pace e della riconciliazione. Più in particolare, si propone di: a) creare un ambiente favorevole per la giustizia di transizione in considerazione della violenza basata sui conflitti di genere; b) aumentare il potenziale successo dei processi di giustizia transitoria nel prevenire future violazioni; c) basare la giustizia transizionale sulle esperienze delle vittime in conflitto.

 

Per l’UE, l’attivazione di procedure di partecipazione del pubblico, delle autorità e le comunità nazionali e locali (su cui è incentrato l’approccio globale) al fine gestire i propri conflitti (attraverso la mediazione e il dialogo) è fondamentale per prevenire lo scoppio o l’acuirsi di conflitti violenti.

 

Sono state previste le seguenti attività principali:

  • promuovere la cultura della pace, il rispetto per la diversità e la tolleranza, il dialogo tra le parti in conflitto e lo sviluppo di strategie di costruzione della pace;
  • promuovere e sostenere il ruolo del dialogo sociale, i metodi da utilizzare per le trattative, in particolare nelle aree fragili e colpiti da conflitti, come pure la riconciliazione e la giustizia di transizione, ove necessario, comprese le imprese se le loro attività sono un fattore nel conflitto;
  • promuovere l’inclusione sociale, all’insediamento di un sistema di transizione politica e la capacità di costruzione crosscommunity, concentrandosi sui gruppi “marginalizzati” (cioè le donne, i bambini, i giovani, i gruppi etnici e religiosi);
  • fornire le capacità e conoscenze per le parti interessate e facilitare la loro integrazione nella società internazionale.

 

L’azione farà in modo che la giustizia di transizione (TJ) risponda a misure di gendersensitive e comprenda tutta la gamma di violazioni, così come il loro impatto differenziale su uomini, donne, ragazzi e ragazze. Essa avrà anche una componente globale, che comprende la costruzione di una struttura globale di risorse, conoscenze, competenze per sostenere i singoli paesi, costruire sud-sud la condivisione tra i vari paesi, affiancato da efficaci misure di attuazione, e influenzare la politica di giustizia di transizione in tutto il mondo.

 

Lo strumento che contribuisce alla stabilità e la pace (ICSP) è il documento di strategia tematica 2014-202.010, che identifica la giustizia transizionale, la dimensione di genere e la partecipazione delle donne ai processi di pace, rilevanti per lo sviluppo delle capacità organizzative necessarie e per una efficace, allerta precoce e preparazione, prevenzione dei conflitti, risposta alle crisi e gestione delle stesse, ricostruzione rapida, stabilizzazione e pacificazione, sostegno al disarmo, alla smobilitazione e al reinserimento e sostegno ai processi di riforma della giustizia e della sicurezza, ecc. per aiutare i paesi a riavviarsi verso uno sviluppo sostenibile a lungo termine: non esistono schemi prestabiliti o soluzione standard. (Decisione C (2014) 5607) – l’approccio globale dell’UE alle crisi e ai conflitti esterni /* JOIN/2013/030 final */-.

 

Attraverso lo strumento di stabilità, l’UE ha sostenuto meccanismi e processi di TJ nel passato, compresi i progetti dedicati alla risoluzione dei conflitti e la riconciliazione in Haiti, Afghanistan, Colombia, Uganda, Zimbabwe, Myanmar e Thailandia. La visione e l’ambizione di TJ è quello di consentire le società che sono state lacerate dalla violenza per recuperare e per responsabilizzare gli individui – i sopravvissuti, testimoni e responsabili – a raccontare le loro esperienze e concordare una misura di giustizia per informare il loro futuro, indica inoltre gli obiettivi per prevenire la   violenza nei  confronti delle donne, aumentare la loro partecipazione  alla  vita  politica  e  pubblica, promuovere  la  partecipazione  delle  donne  alla prevenzione dei conflitti, alla gestione delle crisi e alla ricostruzione dopo il conflitto.

 

Il programma di Stoccolma del 2009 incoraggia anche le istituzioni dell’UE e gli Stati membri di combattere l’impunità per i crimini di guerra, crimini contro l’umanità e il genocidio, sia attraverso l’azione interna sia attraverso la cooperazione internazionale. Il Programma pluriennale 2010-2014 in materia di libertà, sicurezza e giustizia, noto come Programma di Stoccolma, annovera, tra gli obiettivi principali, la creazione di una cultura giudiziaria europea che abbracci tutti gli aspetti del diritto.

 

L’UE si prefigge di prevenire le violazioni dei diritti umani in tutto il mondo e, ove queste si verifichino, di garantire che le vittime abbiano accesso alla giustizia e a mezzi di ricorso e che i responsabili rispondano dei loro atti. “Nei 20 paesi più rapidi nell’attuare le riforme sono occorsi in media 17 anni per ridurre l’ingerenza militare nella politica e 41 anni per riformare lo Stato di diritto ripristinando il livello minimo necessario per lo sviluppo. (“World Development Report, Banca mondiale, 2011). Un impegno a lungo termine a favore della pace e della costruzione dello Stato, associato a uno sviluppo sostenibile a lungo termine, è di fondamentale importanza per affrontare le cause all’origine dei conflitti e costruire società pacifiche e resilienti.

 

 

Sul tema vedi, ‘Gender and Transitional Justice Programming’ August 2010, available at

 

http://www.unifem.org/attachments/products/0702_GenderAndTransitionalJusticeProgramming_en.pdf

 

  • Comunicazione congiunta dell’Alto rappresentante e della Commissione Ruolo mondiale dell’Europa: un nuovo approccio al finanziamento dell’azione esterna dell’UE (COM(2011) 865 definitivo).

 

Maggiori informazioni possono essere trovate sui siti internet:

 

A livello normativo:

 

Il mandato democratico del Parlamento europeo gli conferisce particolare autorità e competenza nel settore dei diritti umani. Il Parlamento svolge già un ruolo guida nella promozione dei diritti umani, in particolare attraverso:

  • Risoluzione del 2009 sull’integrazione della dimensione di genere nelle relazioni esterne dell’UE e il consolidamento della pace/dello Stato,
  • Risoluzione del 2006 sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo nella ricostruzione dopo i conflitti;
  • Risoluzione del 2006 sulle donne in politica.
  • Regolamento (UE) n. 230/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace – Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, serie L 77 del 15 marzo 2014
  • Regolamento (UE) n. 236/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che stabilisce norme e procedure comuni per l’attuazione degli strumenti per il finanziamento dell’azione esterna dell’Unione – Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea, serie L 77 del 15 marzo 2014
  • Sito web:
  • http://ec.europa.eu/europeaid/how/finance/mff/financial_framework_news_e.

 

– Decisione 2010/427/UE del Consiglio, del 26 luglio 2010, che fissa l’organizzazione e il funzionamento del servizio europeo per l’azione esterna, GU L 201 del 3.8.2010, pag. 30.

– Il programma d’azione annuale 2012 è stato adottato dalla Commissione europea il 20 marzo 2012 ed è disponibile all’indirizzo http://www.eeas.europa.eu/ifs/docs/index_en.htm

– Conclusioni del Consiglio sulla prevenzione dei conflitti, 3101 a sessione del Consiglio “Affari esteri”, Lussemburgo, 20 giugno 2011

 

– European Commission Brussels, 12.8.2014 C (2014) 5706 final. Commission Implementing Decision (EU) of 12.8.2014 – on the Annual Action Programme 2014 for the Instrument contributing to Stability and Peace – Conflict prevention, peace-building and crisis preparedness component (Article 4) to be financed from the general budget of the European Union.

 

  1. La “novissima” politica di Giustizia Transizionale nell’Unione Europea

In primo luogo, si deve osservare che non vi è alcun riferimento specifico alla giustizia di transizione nel corpus di trattati che istituiscono l’Unione europea (Katy A. Crossley-Frolick, p. 9). Infatti, fino a poco tempo fa i meccanismi della giustizia transizionale erano sostanzialmente assenti dalle politiche e dai programmi dell’UE per promuovere la democrazia, lo Stato di diritto e dei diritti umani.

 

Nonostante la mancanza di una politica autonoma, l’UE è stata molto attiva nel sostenere la giustizia di transizione attraverso la prevenzione dei conflitti, la risposta alle crisi e le attività di costruzione della pace, sicurezza e sviluppo. Nel settore della cooperazione allo sviluppo, un approccio basato sui diritti umani è stato utilizzato per l’UE al fine di assicurare i suoi sforzi per aiutare i paesi partner nell’attuazione dei loro obblighi internazionali.

 

In altre parole la giustizia di transizione è un concetto relativamente nuovo nell’Unione europea, menzionato per la prima volta nella relazione sulla politica estera di sicurezza e difesa presentato al Consiglio europeo nel mese di giugno 2005.

 

Già allora, Michael Matthiessen, rappresentante personale per i diritti dell’uomo di Javier Solana (l’Alto rappresentante dell’UE in politica estera e di sicurezza comune) sottolineava gli sforzi del Consiglio per integrare il concetto di giustizia di transizione nelle attività dell’Unione in materia di prevenzione dei conflitti, di gestione delle crisi e di stabilizzazione post-bellica.

 

Essa è stata definita nel documento “giustizia transizionale e la PESD” “un’impresa multidimensionale a lungo termine. Un quadro di riferimento per affrontare le ingiustizie del passato e le violazioni dei diritti umani, le atrocità di massa, o altre forme di traumi sociali gravi, tra cui il genocidio o a seguito di guerre civili”. La componente di una grande trasformazione politica – dalla guerra alla pace o da un regime autoritario alla democrazia”(Consiglio dell’UE, 20 giugno 2006, p.2).

Nel 2015, il Consiglio ha adottato le Conclusioni sul sostegno dell’UE alla giustizia di transizione, ribadendo in particolare l’intenzione dell’Unione di svolgere un ruolo attivo e coerente nel dialogo con i paesi partner e le organizzazioni internazionali e regionali a sostegno dei processi della giustizia di transizione. Il quadro offre le linee guida per le istituzioni comunitarie a supporto dei processi di giustizia transizionale all’estero, allo stesso tempo, rafforza la propria capacità di assumere un ruolo più attivo e più coerente in questi processi.

 

La l’UE è la prima organizzazione regionale a adottare una strategia sulla giustizia di transizione.

 

L’UE è uno dei maggiori contribuenti finanziari alle iniziative della giustizia transizionale in tutto il mondo, fornendo finanziamenti ai programmi di giustizia, iniziative di ricerca della verità, la riforma istituzionale e le riparazioni anche attraverso il sostegno alla società civile e gruppi di vittime.

 

Nelle conclusioni sul quadro strategico (3426a sessione tenutasi il 16 novembre 2015 sul sostegno dell’UE alla giustizia di transizione) in risposta all’impegno enunciato nel piano d’azione dell’UE per i diritti umani e la democrazia (2015-2019), che enuncia, nell’azione 22, lettera b), i principi fondamentali che guidano l’Unione europea nell’applicazione della giustizia di transizione riguardano:

  • la necessità di approcci adattati alle situazioni nazionali e locali specifiche e non imposti dall’esterno;
  • le questioni sulla giustizia di transizione devono essere affrontate in modo globale, ciò comporta l’applicazione di tutta la gamma di processi della giustizia transizionale;
  • le misure dovrebbero essere armonizzate con le norme e gli standard internazionali e dovrebbero essere incentrate sui bisogni, aspettative e partecipazione delle vittime, con una attenzione particolare alle vittime di violenza sessuale e i bambini.

(cfr. http://www.hlc-rdc.org/?p=30804&lang=de).

 

Il Consiglio, nel mese di dicembre 2015, accogliendo con favore la comunicazione congiunta presentata dall’alta rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza e dalla Commissione europea “Mantenere i diritti umani al centro ell’azione dell’UE” (Bruxelles, 28.4.2015, JOIN (2015) 16 final), ha adottato un nuovo piano d’azione sui diritti umani e la democrazia per il periodo 2015-2019. Sulla base del quadro strategico per i diritti umani e la democrazia e il piano d’azione 2012-2014, l’Unione europea ha compiuto notevoli progressi nel migliorare l’impatto e la coerenza delle sue azioni in materia di diritti umani e la democrazia. Il nuovo piano d’azione dell’UE per i diritti umani e la democrazia intende consolidare l’attuazione della politica unionale sui diritti umani in tutto il mondo. Esso si concentra sul ruolo degli attori della società civile nella difesa dei diritti umani e nell’offerta di assistenza ai difensori dei diritti umani.

 

Con questo piano d’azione, il Consiglio ribadisce l’impegno dell’Unione europea per promuovere e proteggere i diritti umani e per sostenere la democrazia in tutto il mondo. Lo scopo di questo piano d’azione è quello di continuare ad attuare il quadro strategico dell’UE sui diritti umani e la democrazia, con sufficiente flessibilità in modo da rispondere alle nuove sfide che si presentano. Il piano d’azione in vigore copre il periodo fino al 31 dicembre 2019, e la sua attuazione sarà riesaminata nel 2017.

 

Tra i programmi approvati, la giustizia transizionale costituisce un elemento essenziale nella nuova politica della PESC: rafforzare la responsabilità e promuovere e sostenere giustizia di transizione (TJ) per porre fine all’impunità (p. 34 y ss.). L’UE mantiene il proprio impegno di attuare l’intera agenda in materia di diritti umani e democrazia come previsto nel quadro strategico dell’UE sui diritti umani e la democrazia del 2012, che continua a guidare le azioni dell’Unione, e negli orientamenti dell’UE in materia di diritti umani (Documento del Consiglio del 25 giugno 2012, ST 11855/12). Quasi tre anni dopo la sua adozione, il quadro strategico, con le sue priorità e i suoi principi guida, rimane il quadro dell’azione dell’UE (Documento del Consiglio del 25 giugno 2012, ST 11855/12). Tale piano d’azione conteneva un insieme di 97 azioni su una vasta gamma di questioni attinenti ai diritti umani e alla democrazia, da attuare sia a livello dell’UE, sia a livello nazionale da parte degli Stati membri (Documento del Consiglio del 12 maggio 2014, ST 9647/14). Tutte le parti in causa si impegnavano a raggiungere obiettivi chiari entro termini ben definiti. Al termine di questo piano strategico della durata di tre anni, che conteneva 97 misure, alcune aree hanno palesato la necessità di ulteriori sforzi. Tali misure aggiuntive sono incluse nel piano d’azione 2015-2019.

 

Nel documento strategico è stato previsto:

  • “Sviluppare e implementare una politica dell’UE sulla giustizia di transizione anche attraverso un esercizio di mappatura per identificare le esperienze dell’UE, le sfide e le lezioni apprese nel suo sostegno alla TJ;
  • fornire orientamenti concreti e formazione per il personale delle missioni dell’Unione europea al fine di lavorare sulla TJ,
  • stabilire una rete di personale attraverso i servizi della Commissione, del SEAE e degli Stati membri dell’UE, a seconda dei casi, per lo scambio di migliori pratiche per la consistenza e coerenza di una politica estera e di sicurezza europea;
  • aumentare il monitoraggio e reporting (anche attraverso le strategie per i diritti umani), e promuovere il dialogo inter-regionale sulla giustizia di transizione per migliorare la cooperazione tra le organizzazioni regionali” (p. 35).

  

Il piano d’azione intende:

 

—conferire potere di azione agli attori (organizzazioni governative, parlamentari e regionali) dei paesi terzi, rafforzare il ruolo del sistema giudiziario e sostenere la società civile, incluse le parti sociali;

 

—contrastare la discriminazione e promuovere il rispetto della libertà di espressione, la parità tra uomini e donne e l’emancipazione femminile;

 

—garantire una maggiore visibilità all’azione dell’UE nel campo dei diritti umani.

 

L’adozione del quadro strategico dell’UE sui diritti umani e la democrazia rappresenta uno spartiacque nella definizione delle politiche dell’Unione europea. L’UE ha un lungo catalogo di dichiarazioni sui diritti umani e la democrazia, ma questi hanno la tendenza a concentrarsi su particolari temi o paesi. Nel corso del tempo, l’UE ha inoltre messo a punto una serie di “linee guida” e altri orientamenti politici, ma è la prima volta che un documento strategico unitario è stato adottato. Esso dimostra da parte dell’UE la promessa del Trattato di Lisbona, che ha introdotto il seguente impegno:

 

“The Union’s action on the international scene shall be guided by the principles which have inspired its own creation, development and enlargement, and which it seeks to advance in the wider world: democracy, the rule of law, the universality and indivisibility of human rights and fundamental freedoms, respect for human dignity, the principles of equality and solidarity, and respect for the principles of the United Nations Charter and international law.”

 

Il Consiglio riconosce che la giustizia di transizione è una parte integrante ed importante del consolidamento dello Stato e della pace e deve pertanto essere integrata nel più ampio impegno dell’UE in materia di risposta alle crisi, prevenzione dei conflitti, ripresa post conflitto, sicurezza e sviluppo (numerale 3). L’obiettivo è fornire un quadro per il sostegno dell’UE ai meccanismi e processi di giustizia di transizione e migliorare la capacità dell’UE di svolgere un ruolo più attivo e coerente nel dialogo con i paesi partner e le organizzazioni internazionali e regionali.

 

Per quanto riguarda la giustizia penale, l’UE sostiene l’armonizzazione della legislazione nazionale con le norme internazionali, lo sviluppo di approcci strategici nel perseguimento nazionale di violazioni dei diritti umani, sostegno a lungo termine e la protezione dei testimoni e delle vittime, e adeguata difesa degli imputati.

 

L’UE sostiene l’istituzione di commissioni per la ricerca della verità, stimola la cooperazione di questi autorità con la società civile e le vittime, e incoraggia gli Stati ad applicare le loro raccomandazioni e gli archivi sicuri e altri elementi di prova, al fine di conservare la memoria delle vittime.

 

La giustizia di transizione prende un posto particolarmente importante nella politica di allargamento dell’Unione europea, dal momento che l’applicazione dei suoi meccanismi rappresenta una priorità per i paesi candidati e potenziali candidati. Il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) seguirà i progressi compiuti in questo settore, nell’ambito del dialogo politico di preadesione e relazioni annuali.

 

Particolare attenzione sarà data alla lotta contro l’impunità per i crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio, allo stesso tempo, prendersi cura dei diritti di tutte le vittime e l’istituzione di garanzie per il non ripetersi di crimini.

 

Recentemente, il Vicepresidente della Commissione/Alto rappresentante della PSDC Federica Mogherini chiedendo il sostegno del Parlamento Europeo nei processi di transizione democratica in America latina ha dichiarato:

 

“These are momentous days for Latin America. Days of change, days of new challenges and, potentially, days of reconciliation. Such change needs to be driven, encouraged, accompanied. And when the opportunity for positive change arises, our European Union has an interest to support such change. In these historic times, we cannot afford to miss opportunities for peace, even when they look far away from us. I am sure we can count upon your support.”

 

L’UE può impegnarsi in situazioni in cui siano stati commessi abusi in passato, compresi palesi violazioni e abusi dei diritti umani e gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, sostenendo una combinazione di misure specifiche al contesto volte a promuovere la verità, la giustizia, la riparazione e la garanzia di non ripetizione, ovvero ad assicurare la giustizia di transizione. Esso sviluppa e integra l’attuale vigorosa politica dell’UE a sostegno della Corte penale internazionale e tiene conto del quadro ONU e delle sue attività in materia di giustizia di transizione (Quadro strategico dell’UE sul sostegno alla giustizia di transizione, p. 6).

 

L’UE incoraggia i processi di giustizia di transizione basati sui diritti. L’UE ritiene che l’attuazione dell’approccio basato sui diritti sosterrà e rafforzerà l’efficacia del suo sostegno ai processi di giustizia di transizione. In particolare, l’UE applicherà nelle sue nuove attività a sostegno della giustizia di transizione i cinque principi dell’approccio basato sui diritti, ovvero i) legittimità, universalità e indivisibilità dei diritti umani, ii) partecipazione, iii) non discriminazione, iv) responsabilità e v) trasparenza.

 

L’attuazione del quadro dell’UE sul sostegno alla giustizia di transizione è sostenuta da una rete informale sulla giustizia di transizione, che contribuirà ad accrescere il coordinamento inter istituzionale, insieme a scambi in seno al Gruppo “Diritti umani” (COHOM) del Consiglio, al fine di promuovere un approccio coerente e agevolare lo scambio di informazioni e migliori prassi tra i diversi attori coinvolti.

 

I principi guida:

Adottare un approccio globale sui diritti umani in situazioni di conflitto e di crisi supportando lo sviluppo di strumenti nazionali, regionali e internazionali

  1. Passare dall’allerta rapida all’azione preventiva
  • Sostenere il ruolo delle donne nella prevenzione dei conflitti, nella mediazione e nella costruzione della pace;
  • Favorire la definizione  di programmi  di  prevenzione,  reazione  e  reintegrazione  (a  lungo  termine)  per  i  bambini  coinvolti  nei  conflitti  armati,  in  cooperazione  con  le  comunità  locali,  con  i  bambini  stessi  e  i  genitori  (ad    sostegno  psico-sociale,  reintegrazione   socioeconomica,   istruzione   e   formazione   per   lo   sviluppo   delle capacità personali, ricerca delle famiglie e ricongiungimento familiare).
  1. Rafforzare le capacità di gestire i conflitti e le crisi a livello multilaterale e regionale:
  • Sostenere il lavoro del Rappresentante Speciale delle Nazioni Unite sulla violenza sessuale nei conflitti, il team di esperti dell’ONU e l’azione dell’ONU per rafforzare il coordinamento degli sforzi internazionali contro la violenza sessuale e le indagini e il perseguimento efficaci dei reati di violenza sessuale.
  1. Promuovere il rispetto del diritto internazionale umanitario
  • Contribuire all’attuazione degli orientamenti dell’UE per la promozione del rispetto del diritto internazionale umanitario in seguito alla creazione di un eventuale futuro meccanismo a tale scopo;
  • Istituire un sistema di segnalazione obbligatoria delle gravi violazioni del diritto internazionale dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario che vengono constatate dal personale delle delegazioni UE, delle missioni e operazioni di PSDC e da altri membri del personale operanti in paesi terzi, conformemente agli orientamenti dell’UE per la promozione del rispetto del diritto internazionale umanitario. Garantire che le segnalazioni di violazioni gravi siano analizzate e seguite presso la sede centrale e comunicate agli Stati membri e ad altre parti interessate.
  1. Promuovere e sostenere l’accertamento delle responsabilità e la giustizia di transizione
  • Valutare l’attuazione della decisione 2011/168/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale e del relativo piano d’azione. Istituire ufficialmente una tavola rotonda tra UE e Corte penale internazionale che permetta al personale delle due istituzioni di individuare settori d’interesse comune, di scambiarsi informazioni sulle attività pertinenti e di migliorare la comprensione reciproca. Facilitare la partecipazione, la cooperazione e l’accesso degli Stati interessati alla Corte penale internazionale.
  • Attuare una politica dell’UE sulla giustizia di transizione, anche tramite un inventario delle esperienze, delle sfide e delle lezioni apprese dall’UE nel suo sostegno a tale giustizia; fornire orientamenti concreti e formazione al personale delle missioni dell’UE che si occupa di giustizia di transizione e creare una rete del personale che opera nei vari servizi della Commissione, nel SEAE e negli Stati membri per lo scambio di buone prassi e per una maggiore coerenza; intensificare il monitoraggio e la rendicontazione (anche mediante le strategie nazionali in materia di diritti umani) e promuovere il dialogo interregionale sulla giustizia di transizione per migliorare la cooperazione tra organizzazioni regionali.

Insieme ai nuovi orientamenti adottati sotto l’ultimo piano d’azione dell’UE, l’Unione europea ha ora le linee guida sui seguenti argomenti:

 

  • Pena di morte (aggiornato nel 2013)
  • Tortura e altri trattamenti crudeli, inumani o degradanti trattamenti o punizioni (aggiornato nel 2012)
  • Dialoghi sui diritti umani (aggiornato nel 2009)
  • Bambini e conflitti armati (CAAC) (aggiornato nel 2008)

     Difensori dei diritti umani (aggiornato nel 2008)

  • Promozione e tutela dei diritti del bambino (aggiornato nel 2008)
  • La violenza contro donne e ragazze e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti (2008)
  • Di promozione del diritto internazionale umanitario (aggiornato nel 2009)
  • Promozione e tutela della libertà di religione e di credo (2013)
  • Promozione e Tutela del godimento di tutti i diritti umani da parte di lesbiche, gay, bisessuali transgender e intersessuali (LGBTI) Persone (2013)
  • Libertà di espressione non in linea e in linea (2014)

 

Il piano d’azione contempla cinque aree strategiche principali:

 

1.aumentare il coinvolgimento degli attori locali con misure tese a interagire con gli attori esterni governativi e non governativi;

 

2.affrontare i principali problemi in materia di diritti umani mantenendo il necessario equilibrio tra i diritti civili e politici, da un lato, e quelli economici, sociali e culturali, dall’altro;

 

3.adottare un approccio globale sui diritti umani in situazioni di conflitto e di crisi supportando lo sviluppo di strumenti nazionali, regionali e internazionali volti a prevenire, affrontare e contrastare le violazioni dei diritti umani;

 

4.favorire la coerenza tenendo maggiormente conto dei diritti umani nelle politiche dell’UE, come ad esempio quelle legate a commercio e investimenti, migrazione e asilo, sviluppo e lotta al terrorismo;

 

5.accrescere l’efficacia e la cultura dei risultati nei diritti umani e nella democrazia sviluppando approcci più strategici e orientati ai risultati.

 

Documenti. Per ulteriori informazioni consultare:

        

 

  • Il quadro strategico per i diritti umani e la democrazia adottato nel 2012:
  • http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-11855-2012-INIT/it/pdf

 

  • Comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio: Piano d’azione per i diritti umani e la democrazia (2015-2019) «Mantenere i diritti umani al centro dell’azione dell’UE», JOIN (2015) 16 final del 28 aprile 2015):
  • http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=celex:52015JC0016

 

  • Il Consiglio dell’UE ha adottato il piano d’azione in data 20 luglio 2015 con le sue Conclusioni sul piano d’azione per i diritti umani e la democrazia 2015-2019. Il piano verrà attuato dalle istituzioni dell’UE in uno sforzo congiunto con i paesi dell’Unione e con il forte coinvolgimento delle organizzazioni della società civile:
  • https://ec.europa.eu/anti-trafficking/sites/antitrafficking/files/council_conclusions_on_the_action_plan_on_human_rights_and_democracy_2015_-_2019.pdf

 

  • Lo scopo della comunicazione congiunta della Commissione europea e dell’alto rappresentante dell’Unione europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza è di proporre un piano d’azione per i diritti umani e la democrazia per il periodo 2015-2019.
  • http://eur-lex.europa.eu/summary/glossary/high_representative_cfsp.html

 

 

Links:

  1. Council adopts new EU action plan on human rights and democracy, “Keeping human rights at the heart of the EU agenda”

http://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2015/07/20-fac-human-rights/

  1. Council conclusions on the Action Plan on Human Rights and Democracy 2015 – 2019

http://data.consilium.europa.eu/doc/document/ST-10897-2015-INIT/en/pdf

  1. Fact Sheet : EU adopts new EU Action Plan on Human Rights and Democracy

http://eeas.europa.eu/factsheets/news/150720_eu_action_plan_on_human_rights_and_democracy_2015-2019_factsheet_en.htm

 

     EU Documents Transitional Justice

 

 

Ulteriori informazioni sono disponibili presso:

–    http://eeas.europa.eu/human_rights/index_en.htm

–    EU Strategic Framework and Action Plan on Human Rights and Democracy

–    http://eeas.europa.eu/human_rights/docs/brochure07_en.pdf

–    http://ec.europa.eu/external_relations/human_rights/guidelines/

index.htm

Informazioni complete e aggiornate su tutte le politiche nel campo della giustizia:

 

Documenti chiavi:

  • The European Instrument for Democracy and Human Rights (EIDHR) Compendium January 2007 – April 2009 available at

http://ec.europa.

eu/europeaid/what/human-rights/documents/eidhr_compendium_en.pdf

  • European Communities (2008). Checklist on children affected by armed conflict, Doc. 9822/08;
  • Council of the EU (2006) ‘Transitional Justice and ESDP’, Note from the Committee for Civilian Aspects of Crisis Management to the Political and Security Committee.
  • Council of the EU (2009) ‘Updated EU Guidelines on promoting compliance with International Humanitarian Law (IHL)’, 2009/C 303/06
  • Council of the EU (2005) ‘European Union Guidelines on promoting compliance with international humanitarian law (IHL)’, 2005/C 327/04.
  • European Council, 2002/494/JHA, of 13 June 2002.
  • Council of the European Union (2009) ‘Concept on Strengthening EU Mediation and Dialogue Capacities’, 15779/09;
  • European Council, A Secure Europe in a Better World: European Security Strategy, Brussels, 12 December 2003.
  • http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cmsUpload/78367.pdf
  • Commission Staff Working Document SEC (2009) 932: Accompanying document to the Annual report from the European Commission on the Instrument for Stability in 2008 – COM (2009) 341
  • European Union (2009) ‘Updated European Union Guidelines on promoting compliance with international humanitarian law (IHL);
  • European Union (2012) ‘Declaration by the High Representative, Catherine Ashton, on behalf of the European Union on the occasion of the tenth anniversary of the entry into force of the Rome State of the International Criminal Court’, 12091/1/12 REV 1
  • Conclusioni del Consiglio, del 12 maggio 2014, sull’approccio globale dell’UE e comunicazione congiunta al Parlamento europeo e al Consiglio sull’approccio globale dell’UE alle crisi e ai conflitti esterni (JOIN (2013) 30 final);
  • Dichiarazione della Presidenza dell’Unione europea alle Nazioni Unite, del 6 ottobre 2004, sul tema «Stato di diritto e giustizia transizionale nelle società in situazione di conflitto e postconflitto»;
  • Il Concetto UE a sostegno della riforma del settore della sicurezza, 13 ottobre 2005, 12566/4/05:

http://register.consilium.europa.eu/doc/srv?l=EN&f=ST%2012566%202005%20REV%204

 

 Sulla stessa linea, si possono citare:

– Risoluzione del Parlamento europeo del 13 dicembre 2012 sulla relazione annuale sui diritti umani e la democrazia nel mondo nel 2011 e sulla politica dell’Unione europea in materia (2012/2145(INI));

– Risoluzione del 18 aprile 2012 sulla relazione annuale sui diritti umani nel mondo e la politica dell’Unione europea in materia, comprese le conseguenze per la politica strategica dell’UE in materia di diritti umani;

– Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo quanto alla ricostruzione e al processo democratico nei paesi in situazione di post-conflitto (2005/2215(INI));

– Risoluzione del 15 novembre 2007 sulla risposta dell’Unione europea a situazioni di fragilità nei paesi in via di sviluppo (GU C 282 E del 6.11.2008);

– Risoluzione del Parlamento europeo sulla situazione delle donne nei conflitti armati e il loro ruolo quanto alla ricostruzione e al processo democratico nei paesi in situazione di post-conflitto (2005/2215(INI));

– Risoluzione adottata nel corso della V Conferenza ministeriale europea sulla parità tra uomini e donne svoltasi il 22- 23 gennaio 2003 a Skopje e recante il titolo “ruolo delle donne e degli uomini nella prevenzione dei conflitti, nel consolidamento della pace e nei processi democratici dopo i conflitti una prospettiva di genere”;

– Risoluzione del Parlamento europeo del 18 dicembre 2008 sulle prospettive di sviluppo per la costruzione della pace e la ricostruzione della nazione nelle situazioni postconflittuali (2008/2097(INI)) (2010/C 45 E/14);

– Regolamento (UE) n. 233/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento per il finanziamento della cooperazione allo sviluppo per il periodo 2014-2020 (GU L 77 del 15.3.2014, pag. 44) e regolamento (UE) n. 232/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento europeo di vicinato (GU L 77 del 15.3.2014, pag. 27);

– Regolamento (UE) n. 235/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento finanziario per la promozione della democrazia e i diritti umani nel mondo;

– Regolamento (UE) n. 230/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, dell’11 marzo 2014, che istituisce uno strumento inteso a contribuire alla stabilità e alla pace;

– Regolamento (CE) n. 1717/2006 adottato per permettere all’Unione di fornire una risposta coerente e integrata alle situazioni di crisi o al delinearsi di una crisi, per far fronte a specifiche minacce alla sicurezza di portata mondiale e transregionale e potenziare la preparazione alle crisi;

– Decisione 2011/168/PESC del Consiglio, del 21 marzo 2011, sulla Corte penale internazionale e che abroga la posizione comune 2003/444/PESC;

– Decision 11 (2003/335/JHA) of 8 May 2003 for the investigation and prosecution of the crime of genocide, crimes against humanity and war crimes; 2) Guidelines for the promotion of International Humanitarian Law or guidelines on torture and other cruel, inhuman or degrading treatment;

– Comunicazione della Commissione, del 25 ottobre 2007, dal titolo «Verso una risposta dell’Unione alle situazioni di fragilità: l’intervento in circostanze difficili per lo sviluppo sostenibile, la stabilità e la pace» (COM (2007)0643);

– Comunicazione della Commissione sulla prevenzione dei conflitti (COM (2001)0211) e il programma dell’Unione europea per la prevenzione di conflitti violenti, adottato al Consiglio europeo di Göteborg del 15 e 16 giugno 2001;

– Il quadro strategico e il piano d’azione dell’UE per i diritti umani e la democrazia (11855/2012), adottati dal Consiglio «Affari esteri» il 25 giugno 2012 e le Conclusioni del Consiglio dell’UE sul sostegno alla democrazia nelle relazioni esterne dell’UE, Bruxelles, 17 novembre 2009, e relativo programma d’azione;

– Il Riesame della strategia di attuazione degli orientamenti dell’UE sui bambini e i conflitti armati, Consiglio dell’Unione europea (2010);

– Prospettive di sviluppo per la costruzione della pace e la ricostruzione della nazione nelle situazioni post conflittuali. Risoluzione del Parlamento europeo del 18 dicembre 2008 sulle prospettive di sviluppo per la costruzione della pace e la ricostruzione della nazione nelle situazioni postconflittuali (2008/2097(INI)).

 

   Attraverso questo quadro strategico il Consiglio afferma l’intenzione dell’UE di svolgere un ruolo attivo e coerente nel dialogo con i paesi partner e le organizzazioni internazionali e regionali a sostegno dei processi di giustizia di transizione (“The EU’s Framework on support to transitional justice”).

 

Nell’ambito delle relazioni internazionali, l’azione dell’Unione con i paesi terzi si fonda sull’articolo 21 del trattato di Lisbona, il quale ribadisce l’universalità e l’indivisibilità dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e sancisce l’obbligo per l’UE di rispettare la dignità umana, i principi di uguaglianza e solidarietà nonché i principi della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale nella sua azione sulla scena internazionale.

 

Per influenzare le politiche che violano il diritto internazionale o i diritti umani o che non rispettano lo Stato di diritto e i principi democratici, l’UE ha previsto l’utilizzo di sanzioni di natura diplomatica o economica. In tutti gli accordi commerciali o di collaborazione con i paesi extra UE (attualmente più di 120) una clausola stabilisce che i diritti umani sono un elemento centrale delle relazioni con l’Unione europea, la quale ha imposto sanzioni per violazione dei diritti umani in diverse occasioni.

 

Dall’inizio degli anni ’90, viene inserita sistematicamente negli accordi CE con i paesi terzi, compresi gli accordi sugli scambi e sulla cooperazione e gli accordi di associazione, una clausola da cui risulta che il rispetto dei diritti umani fondamentali e dei principi democratici è alla base delle politiche interne ed estere delle Parti e costituisce un “elemento essenziale” dell’accordo. Per esempio l’accordo di partenariato ACP-CE di Cotonou e in particolare il suo articolo 11, in base al quale si è creato L’Assemblea parlamentare paritetica ACP-UE (vedi. Progetto di Relazione sulla sfida della riconciliazione nazionale nei paesi in situazione di post conflitto e di post-crisi Correlatori: Komi Selom Klassou (Togo) e Joachim Zeller (DR\1033859IT.doc)).

 

Questa evoluzione deve essere considerata sullo sfondo della vasta attuazione di quelle pratiche politiche e giuridiche di giustizia di transizione.

 

Bibliografia

María Avello, “European efforts in Transitional Justice,” Working Paper 58, June 2008.

Iavor Rangelov and Marika Theros’s, “Transitional Justice in Bosnia and Herzegovina: Coherence and Complementarity of EU Institutions and Civil Society,” in Building a Future on Peace and Justice: Studies on Transitional Justice, Peace and Development

, eds. Kai Ambos, Judith Large and Marieke Wierda, Berlin: Springer Verlag, 2009, pp. 357-389, examines the EU’s promotion of transitional justice in Bosnia -Herzegovina

Katy A. Crossley-Frolick, The European Union and Transitional Justice: Human Rights and Post-Conflict Reconciliation in Europe and Beyond. Paper prepared for the Eleventh Biennial International Conference, European Union Studies Association Los Angeles, California April 23-25, 2009.

 

Dove trovare ulteriori informazioni? –  Where to find further information?

EUROPEAN COMMISSION

Directorate General for External Relations

http://ec.europa.eu/comm/external_relations/human_rights/intro/index.htm

EC Delegations and Offices

http://ec.europa.eu/external_relations/delegations/intro/index.htm

EuropeAid Co-operation Office

Useful documents (including EU Annual Reports on Human Rights, Communications, EIDHR Regulations,Programming, Annual Action Programme and Reports, Evalutions)

http://ec.europa.eu/europeaid/where/worldwide/eidhr/index_en.htm

Directorate General for Development

http://ec.europa.eu/development/index_en.cfm

Directorate General for Justice, Freedom and Security

http://ec.europa.eu/justice_home/index_en.htm

Directorate-General for Employment, Social Affairs and Equal Opportunities

http://ec.europa.eu/employment_social/index_en.html

COUNCIL OF THE EUROPEAN UNION

http://www.consilium.europa.eu

EUROPEAN PARLIAMENT

http://www.europarl.europa.eu

 

  1. The Council of Europe and Transitional Justice

 

Il Consiglio d’Europa non ha specificamente definito il concetto di giustizia transizionale. Tuttavia, questo non ha impedito al Consiglio di lavorare per la promozione dei diritti umani sul rafforzamento della giustizia in caso di gravi violazioni dei diritti umani. Qualunque sia la combinazione di misure di giustizia di transizione viene scelto dagli Stati, essa deve essere in conformità con gli standard dei diritti umani europei, in particolare quelli provenienti dalla Convenzione europea sui diritti dell’uomo e la giurisprudenza della Corte di Strasburgo.

 

Il Consiglio d’Europa è oggi la principale organizzazione di difesa dei diritti dell’uomo del continente, avendo i 47 Paesi del Consiglio d’Europa affidato a questa organizzazione il compito di canalizzare la loro comune riflessione sui diritti umani, attraverso le strutture della cooperazione intergovernativa di Strasburgo, e accettato l’azione di stimolo e di controllo di organi come la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ed il Comitato Europeo di Prevenzione della Tortura.

 

Documents by the Council of Europe Committee of Ministers

Memorandum of understanding between the Council of Europe and the European Union, Opinion No. 262 (2007).

  • http://assembly.coe.int/Main.asp?link=/Documents/AdoptedText/ta07/E OPI262.htm#P16_133

 

PACE resolutions and recommendations relating to the post-war justice

  • Resolution 1096 (1996) Measures to dismantle the heritage of former communist totalitarian systems
  • Resolution 1785 (2011) on the obligation of member and observer states of the Council of Europe to co-operate in the prosecution of war crimes
  • Resolution 1786 (2011) on the reconciliation and political dialogue between the countries of the former Yugoslavia
  • Resolution 1784 (2011) on the protection of witnesses as a cornerstone for justice and reconciliation in the Balkans
  • Resolution 1708 (2010) on solving property issues of refugees and displaced persons
  • Recommendation 1880 (2009) on history teaching in conflict and post-conflict areas
  • Raccomandazione 5(2002) del Comitato dei ministri del Consiglio d’Europa agli Stati membri sulla protezione delle donne contro la violenza, segnatamente per quanto attiene alla violenza nelle fasi di conflitto e post-conflitto, che è stata il

primo strumento internazionale a proporre una strategia globale per prevenire la violenza e proteggere le vittime e costituisce tuttora una delle misure legislative fondamentali a livello europeo in quest’ambito.  d) la violazione dei diritti fondamentali delle donne in situazione di conflitto armato, in particolare la presa di ostaggi, la deportazione, lo stupro sistematico, la schiavitù sessuale, la gravidanza forzata e la tratta ai fini di sfruttamento sessuale ed economico.

  • Raccomandazione CM/Rec (2010)10 sul ruolo delle donne e degli uomini nella prevenzione e  soluzione  dei  conflitti  e  nel  consolidamento  della  pace,  e  le  altre raccomandazioni pertinenti;
  • Linee guida adottate dal Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa per sradicare le impunità per gravi violazioni dei diritti dell’uomo, 30 marzo 2011. Queste linee guida trattano la questione delle impunità per le omissioni o per gli atti che generano gravi violazioni dei diritti dell’uomo. Esse coprono gli obblighi che incombono agli Stati in applicazione della Convenzione, ossia adottare misure positive per ciò che riguarda non soltanto i loro agenti, ma anche gli attori non statali. Ai sensi di queste linee guida, «(…) l’impunità è provocata o facilitata soprattutto dalla mancanza di una reazione diligente delle istituzioni o degli agenti dello Stati di fronte a gravi violazioni dei diritti dell’uomo. (…) Gli Stati hanno il dovere di lottare contro l’impunità al fine di rendere giustizia alle vittime, di dissuadere la commissione di ulteriori violazioni dei diritti dell’uomo e di preservare lo Stato di diritto nonché la fiducia dell’opinione pubblica nel sistema giudiziario». Le linee guida descrivono soprattutto le misure generali che gli Stati devono adottare per prevenire le impunità, sanciscono l’obbligo di indagare e precisano le garanzie da prevedere per le persone private della libertà.

https://search.coe.int/cm/Pages/result_details.aspx?ObjectID=09000016805cd111

 

Council of Europe

  • http://www.coe.int
  • The European Committee for the Prevention of Torture and Inhuman or Degrading Treatment or Punishment
  • http://www.cpt.coe.int
  • European Court of Human Rights
  • http://www.echr.coe.int

La  giustizia  di  transizione  e  la  ricostruzione  della  catena  penale  e  penitenziaria sono fondamentali per mettere fine alle violazioni dei diritti umani, comprese le violenze sessuali e di genere.